mercoledì 5 aprile 2017

...tracce...

jung "dovette cedere al suo daimon e affrontare il viaggio ad interiora terrae. prese la penna e il foglio bianco e lasciò che il daimon guidasse la sua mano. così nacquero i 'septem sermones ad mortuos', forse il punto più alto della riflessione di jung sul divino e sul selbst. qui lo jung mantis ha la meglio sul profétes,  il linguaggio è saturo di dei e cela le tracce del mistero nell.atto stesso in cui vuole rivelarlo. l.anima vivente parla la propria lingua senza lasciarsi opacizzare o ischeletrire dal balbettare psicologico che, eccessivamente preoccupato della propria vis reflexiva, ricorre a un linguaggio non intuitivo, che finisce per invischiare nelle proprie reti grevi l.essenzialità ambigua e polisemica del nucleo intuitivo originario"
(angelo tonelli) 







#angelotonelli #jung #librorosso #daimon #demone #calcario #alberodellavita #intuizione #nous

venerdì 10 marzo 2017

il 3 febbraio 2017 a "ritratti di poesia", in colloquio con vincenzo mascolo

il 3 febbraio 2017 a "ritratti di poesia", in colloquio con vincenzo mascolo


https://www.youtube.com/watch?v=79ia5W3oRjI


fernanda mancini, trittico bosco


domenica 19 febbraio 2017

liquefare l.immobile

                                   

                               


" in tale relazione compenetrativa ogni irrepetibile singolarità è salvaguardata, e nello stesso tempo i suoi confini sono come aperti e fluidi, non si rinserrano in fissa identità. il volto di ciascuna cosa è quello e non altro, ma gli occhi della mente vi vedono in trasparenza tutto ciò che esso, così esponendosi, in sé nasconde come sua propria fibra segreta".
(vittorio tamaro)

martedì 7 febbraio 2017

Il mio progetto di tripeditrip, liquefare l'immobile, a "Ritratti di poesia"

Dalle stelle fisse al fluire del fiume Così scrive Goethe: Impronti pure a forme/ il greco la sua creta,/ cresca, davanti al figlio/ delle sue mani, l'estasi (Entzücken);/ Ma la nostra delizia/ è attingere all'Eufrate,/ vagare in lungo e in largo/ nel liquido elemento./# Goethe, Canzone e Forma, Il Divano, Classici Rizzoli, p.83

Dal blog www.vincenzomaddaloni.it riprendo l'articolo di Filippo d'Aragona sulla mia partecipazione alla manifestazione "ritratti di poesia", che per l'undicesimo anno ha avuto luogo a Roma in Piazza di Pietra il 3 febbraio 2017

          In viaggio con Tripeditrip al Tempio di                  Adriano


  A “Ritratti di Poesia” il grande appuntamento romano ideato e realizzato da Vincenzo Mascolo  una giornata dedicata all’incontro tra le arti con  Fernanda Mancini che espone il suo “Liquefare l’Immobile” a conferma che  l’incontro tra Oriente e Occidente è possibile 

Una delle opere di Fernanda Mancini esposta al Tempio di Adriano. La manifestazione “Ritratti di Poesia” è organizzata da Vincenzo Mascolo, Carla Caiafa, Inventaeventi e dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo presieduta dal professore Emmanuele Francesco Maria Emanuele
di Filippo D’Aragona
Quest’anno una novità a “Ritratti di Poesia”, il grande appuntamento romano che il 3 febbraio ha avuto luogo per l’undicesimo anno consecutivo nella prestigiosa sede del tempio di Adriano. Una giornata interamente dedicata alla poesia nazionale e internazionale. Ma non solo, quest’anno infatti Vincenzo Mascolo, ideatore e conduttore della manifestazione, ha voluto dare un segno diverso, un’indicazione di apertura all’incontro tra le arti, un invito garbato a saltare gli steccati, e lo ha fatto invitando l’artista visiva Fernanda Mancini, che già nel 2015 aveva ricevuto qui il primo premio per la poesia “Come la Rosa”.
Che l’arte, come dice il filosofo Massimo Cacciari, non abbia più nulla di nuovo da dire, può forse dipendere dalle settorialità in cui le diverse arti sono state confinate? Forse nasce di qui l’invito di Mascolo a Fernanda Mancini ad esporre il suo “Liquefare l’Immobile”, quattro lavori scelti tra quelli esposti alla Fondazione Ebert di Berlino nello scorso dicembre, e che l’artista definisce “un tentativo di riallacciarsi alla tradizione del Gesamtkunstwerk, realizzando un progetto di opera unica, e non di mera giustapposizione, tra poesia, musica e pittura”.
In liquefare l’Immobile Fernanda Mancini ha lavorato, e “continuo a lavorare visivamente, ci dice, sulla poesia Tripeditrip del cinese Gu Cheng e la musica che il suo connazionale Peng Yin ha composto su di essa, un lavoro puntuale e anche libero in cui musica pittura e poesia, ma anche l’Oriente e l’Occidente si avvicinano, riscoprono le comuni radici, in un confronto che proprio salvando e attraversando le diversità, ritrova soprattutto nei simboli e nella facoltà immaginativa la sorgente del comune abitare il mondo”.
In questo modo liquefare, come scrive Mascolo, “perde la connotazione negativa propria delle teorie di Zygmunt Bauman e assume un significato positivo, la speranza dell’abbattimento di tutte le frontiere, fisiche e interiori”. Gesamtkunstwerk dunque come pratica di un interrogarsi comune sul mondo e noi stessi, tornando spietatamente senza compromessi alle scomode radici del silenzio.










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mercoledì 1 febbraio 2017

documentazione - ultime fasi della preparazione a "ritratti di poesia" 2017

dopo il premio di "poesia 140", che ho vinto nel 2015, anche quest.anno parteciperò a "ritratti di poesia" (v.www.inventaeventi.com). presenterò con un taglio speciale pensato per l.occasione, il lavoro fatto a coniugare musica poesia e immagine, in un colloquio nel primo pomeriggio con vincenzo mascolo, accompagnata dalla musica "tripeditrip" di peng yin. inoltre esporrò alcuni lavori. 
"ritratti di poesia" è dedicata quest.anno agli alberi, alla natura, il mio intervento specifico è nel segno dello scioglimento delle barriere preconcette, e nel segno della affermazione delle identità, nel contesto in cui natura è pienamente materia e spirito, apparenza e fondo, coscienza e inconscio.



















venerdì 13 gennaio 2017

storie di fillo


Libro Storie di Fillo Marcella Mancini


un racconto che semplicemente è, in quanto è stato posto.
il suo stare vuole
estraniare
turbare
interrogare
alludere
chi cerca trova la ricchezza che possiede
chi si lascia turbare possiede una certa precomprensione della ricchezza e l.energia del cercare.

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presentazione della casa editrice aletti

In una realtà immaginaria, ma non difficile da immaginare, si trova il paesino di Nonloso dove singolari norme regolano la società nonlosoniana. Qui abita Fillo con la sua famiglia. Fillo è un ragazzo che vive tutte le contraddizioni e le fantasie della sua giovinezza. Ama stare con gli amici ma spesso preferisce la solitudine della casetta sul fiume Mundung. Ed è lì che un giorno la sua esistenza subisce un forte scossone dal quale sembra non potersi più riprendere. Genitori, amici sono tutti preoccupati persino il cane prova compassione per lui. Solo Fillola, la sorellina minore, non si preoccupa più di tanto, Fillo non è certo il fratello che avrebbe voluto.
Ora ne è ucita la versione kindle

sabato 7 gennaio 2017

una nota sulla performance di beuys


la performance di beuys è azione simbolica, che mostra, dice più di quanto lasci vedere. essa crea un sentimento di appartenenza tra chi guarda e ciò che si offre allo sguardo: performer scena oggetti. un sentimento di coappartenenza che non ha nulla a che vedere con il sentimentale e l'emozionale, ma che compete alla sfera della memoria collettiva e del sacro. la performance di beuys è atto rituale.




Il tedesco Joseph Beuys è un artista molto controverso. Il suo lavoro comprende disegni, sculture, oggetti e performance. Le sue performance sono probabilmente le più difficili da capire. Un esempio è la sua azione "Coyote",
Mi piace l'America e io piaccio all'America". Si recò in America in aereo e atterrò all'aeroporto di New York il 21 maggio 1974. L'azione è già iniziata lì. Si era completamente avvolto nel feltro per non vedere nulla dei dintorni. Fu poi portato in ambulanza alla René Block Gallery, sempre a New York, dove si svolse il resto dell'azione.
È stato chiuso in una stanza separata, insieme a un coyote americano chiamato "Little John", per la durata di 3 giorni e 3 notti. In questa stanza, archiviava quotidianamente l'ultima edizione del Wall Street Journal e impilava fogli di feltro. Era anche dotato di guanti, un bastone da passeggio e un triangolo, che suonava di tanto in tanto. All'inizio il coyote era aggressivo e insicuro. Ma con il tempo, arrivò a fidarsi sempre di più dell'umano e si avvicinò a lui. La relazione divenne sempre più intima. Beuys si è sdraiato sul letto di paglia che in realtà era destinato al coyote, e l'animale, invece, ha dormito sulle edizioni del Wall Street Journal. Quando gli dovette dire addio, abbracciò il coyote a sé e poi sparse la paglia per tutta la stanza. Alla fine dell'azione, si è fatto avvolgere di nuovo nel feltro, come aveva fatto all'inizio, e portare all'aeroporto in ambulanza.
Così non aveva visto nulla dell'America durante l'azione se non la stanza separata della galleria. Come ragione di ciò, disse in seguito che voleva concentrarsi interamente sul coyote e quindi non voleva vedere nient'altro di New York. Secondo l'artista, il coyote vuole simboleggiare i nativi americani e il loro legame con la natura. Per gli indigeni, il coyote è un animale sacro, che significa potere e trasformazione. Viene addirittura elevato allo status di divinità. Per "l'uomo bianco", invece, il coyote è il contrario. Qui incarna qualcosa di sporco e indomabile. Joseph Beuys si è adattato consapevolmente alla routine quotidiana dell'animale durante la sua azione, in questioni come l'assunzione di cibo o i periodi di riposo.
Tuttavia, l'artista ha condannato l'interpretazione e l'auto-interpretazione come "non artistiche", motivo per cui non ha interpretato le sue opere, per cui esse sono di difficile accesso per gli altri.
Anna Müller
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Der Deutsche Joseph Beuys ist ein sehr umstrittener Künstler. Sein Werk beinhaltet Zeichnungen, Skulpturen, Objekte und Performances. Wobei seine Performances für andere wohl am schwersten zu begreifen sind. Ein Beispiel dafür ist seine Aktion ’Coyote,
I like America and America likes me’. Dabei reiste er mit dem Flugzeug nach Amerika und landete am 21. Mai 1974 in New York am Flughafen. Schon dort begann die Aktion. Er ließ sich ganz in Filz einwickeln, damit er nichts von der Umgebung zu sehen bekommt. In einem Krankenwagen wurde er dann zur Galerie René Block, die ebenfalls in New York ist, gebracht, wo der Rest der Aktion stattfand.
In einem separaten Raum wurde er, zusammen mit einem amerikanischen Kojoten, namens „Little John“, für die Dauer von 3 Tagen und 3 Nächten eingeschlossen. In diesem Raum ordnete er täglich die neueste Ausgabe des Wall Street Journal und stapelte Filzbahnen. Außerdem war er ausgestattet mit Handschuhen, einem Spazierstock und einer Triangel, die er von Zeit zu Zeit spielte. Zu Beginn war der Kojote aggressiv und verunsichert. Aber durch die längere Zeit, die er mit dem Künstler verbrachte, fasste er immer mehr Vertrauen zu dem Menschen und näherte sich diesem an. Die Beziehung wurde immer inniger. Beuys legte sich auf das Strohlager, das eigentlich für den Kojoten vorgesehen war, und das Tier dagegen schlief auf auf den Ausgaben des Wall Street Journal. Als er sich verabschieden musste, drückte er den Kojoten an sich und verstreute anschließend das Stroh im ganzen Raum. Zum Abschluss der Aktion ließ er sich, wie bereits zu Beginn, wieder in Filz einwickeln und im Krankenwagen zum Flughafen bringen.
Er hatte also während der Aktion nichts von Amerika gesehen, als den separaten Raum der Galerie. Als Grund hierfür sagte er später, dass er sich ganz auf den Kojoten konzentrieren wollte und deswegen nichts anderes von New York sehen wollte. Nach Aussagen des Künstlers soll der Kojote die Ureinwohner Amerikas symbolisieren und deren Verbundenheit zur Natur. Für die Ureinwohner ist der Kojote ein heiliges Tier, er bedeutet Kraft und Wandlung. Er wird sogar zur Gottheit erhoben. Für “den weißen Mann” ist der Kojote dagegen das Gegenteil. Er verkörpert hier etwas Schmutziges und Unzähmbares. Joseph Beuys hat sich bewusst während seiner Aktion an den Tagesablauf des Tieres angepasst, in Sachen wie Nahrungsaufnahme oder Ruhezeiten.
Interpretation und Selbstinterpretation verurteilte der Künstler allerdings als ‘unkünstlerisch’, weshalb er seine Werke auch nicht interpretiert hat und sie auch für andere schwer zugänglich sind.
Anna Müller

https://www.kunstimunterricht.de/kurse/12-2-kommunikation/98-joseph-beuys-und-seine-aktion-coyote-i-like-america-and-america-likes-me.html
#beuys #performance  #sacro #coyote