martedì 28 gennaio 2020

Inattuale è il mio tempo



In compagnia di Yeats "Verso Bisanzio" e del lied di Rueckert "Ich bin der Welt abhanden gekommen”, musicato da Mahler.

Inattuale è il mio tempo
la profondità degli abissi
e il mare che li copre
inattuale l'odore della morte
che la vita mantiene e sopporta
inattuale il tempo della mia erranza
(Fernanda Mancini)

"Percorrevo la strada del giorno e tu camminavi al mio fianco, mettendo insieme tutti i pezzi e facendomi scorgere in ogni frammentol'intero"
(Jung, Libro rosso, p.19)

"Perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo"
(Giovanni,17,14)



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giovedì 23 gennaio 2020

Un brano di Jung sul valore della semplicità di vita

Pubblico qui di seguito uno scritto di Jung, ripreso da una pubblicazione  del Centro di ascolto psicologico

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Carl Gustav Jung (psicoanalista svizzero) parla con semplicità della nostra vita e della modernità esprimendo un parere critico e la necessità di rivolgere la nostra attenzione anche verso aspetti più semplici e spirituali del nostro vivere. Carl Gustav Jung, Ritorno alla vita semplice, In “Opere vol. 10/2”, Bollati Boringhieri
Che cosa pensa di un ritorno (…) alla vita semplice?
Carl Gustav Jung – Il ritorno a una vita semplice si può considerare come un insperato colpo di fortuna, benché tale “ritorno” richieda rinunce non lievi e non venga inoltre neppure intrapreso volontariamente. La maggiore facilità nelle comunicazioni e le sensazioni a buon mercato offerte dal cinema, dalla radio, dai giornali e da mille altre “occasioni” di ogni sorta, hanno, in questi ultimi anni, fatto avvicinare sempre più a grandi passi la vita umana alla frenesia della vita americana. (…)Tutti i mezzi che dovrebbero servire a far risparmiare tempo, come la facilità nelle comunicazioni e altre comodità, paradossalmente non servono affatto a questo scopo, ma soltanto a riempire talmente il tempo a disposizione, che poi non ne rimane più per nulla. È inevitabile allora che ne derivino fretta convulsa, superficialità e affaticamento nervoso, con tutti i sintomi concomitanti come fame di stimoli, impazienza, irritabilità e instabilità. Un simile stato può portare a tutto fuorché a un arricchimento della mente e del cuore.


Carl Gustav Jung 2
Lei crede a un ritorno ai tesori della nostra civiltà?
Carl Gustav Jung – Come mostra l’incremento nelle vendite librarie che si è verificato in alcuni paesi, in casi estremi potrà perfino succedere che si torni a prendere in mano un buon libro. Una risoluzione di questo genere però deve purtroppo sempre essere indotta da circostanze esterne. Senza uno stato di necessità, alla massa non verrebbe mai in mente di ritornare ai “tesori della civiltà”. All’uomo è stata così a lungo inculcata l’illusione di un continuo e progressivo miglioramento della civiltà, che si cerca di dimenticare il più in fretta possibile ciò che è vecchio per non perdere la coincidenza con il mondo nuovo e migliore la cui immagine viene continuamente sbandierata sotto il naso della gente da incorreggibili progressisti. La nostra nevrastenica ricerca della novità di domani è una malattia e non è civiltà. Civiltà significa essenzialmente continuità e prevede un’ampia conservazione dell’antico; la ricerca del nuovo invece crea inciviltà e sfocia in pura barbarie. Questa provvederà, o dovrà provvedere, a far sì che addirittura un intero popolo aspiri a quella civiltà che ha già quasi (o completamente) perduto, seguendo l’illusione di un futuro miglioramento del mondo (che si verifica di rado oppure può non verificarsi mai). Purtroppo è connaturale al nostro mondo, o alla struttura morale dell’umanità, il fatto che nessun progresso e nessun miglioramento presenti soltanto un lato buono, poiché quanto prima compare il relativo abuso, che tramuta la benedizione in maledizione. Chi potrebbe mai seriamente pensare che le nostre guerre siano “migliori” di quelle dei romani?
L’organizzazione di massa cui si tende oggigiorno sottrae ogni individuo alla sua riflessione privata per trascinarlo nel tumulto assordante dell’arena e lo rende una particella inconsapevole e perciò priva di qualunque importanza e significato, che alla fine soccombe irrimediabilmente a ogni forma di suggestione. Il richiamo sempre efficace è quello al cosiddetto “futuro migliore”, che impedisce di integrarsi nel presente in cui si vive in realtà e di trarre il meglio da ciò che si ha a disposizione. In tal modo non si vive più nel presente e per il futuro, ma già (in modo irrealistico) nel futuro, defraudati del presente e ancor più del passato, staccati dalle radici, sradicati, privati di ogni continuità ed eternamente delusi dalla fata morgana di un futuro “migliore”. È necessaria una violenta delusione per ricondurre ai sani fondamenti della tradizione la gran messe di sogni illusori e riportarli a godere le benedizioni di una civiltà, su cui l’“età del progresso” ha operato distruzioni con tutti i mezzi della sua critica più corrosiva. Si pensi soltanto ai guasti morali che ha provocato il materialismo, questa trovata d’intellettuali del passato, che è sorretta da argomentazioni veramente infantili. Sarà difficile riuscire a liberarsi di questo modo di pensare che è reso tanto popolare dalla sua stupidità.


Carl Gustav Jung 1
Crede allapossibilità di trasferire la felicità dalla sfera materiale a quella spirituale?
Carl Gustav Jung – Il trasferimento dell’ideale di vita dalla sfera materiale a quella spirituale è una faccenda spinosa, in quanto la felicità materiale è una cosa tangibile (qualora la si sia raggiunta), mentre lo spirito è una grandezza invisibile e perciò stesso difficile da scoprire o da dimostrare. Si suppone perfino che ciò che si definisce “spirito” consista perlopiù in vane ciance e belle parole. Un prosciutto a portata di mano risulta in genere più convincente di una pratica di devozioni; in altre parole: per poter trovare felicità nello spirito, bisogna già possederne una buona provvista. Una vita di benessere assicurato ha convinto ciascuno di noi della bontà di tutte le gioie materiali dell’esistenza e ha perfino costretto lo spirito a scovare mezzi e vie ancora più efficaci per ottenere benessere materiale, ma non ha mai prodotto spirito. Generatori di spirito sono solo lo stato di bisogno, la delusione, la rinuncia. Chi riesce a trovare ancora la forza di vivere e di considerare, nonostante tutto, la vita degna di essere vissuta, ha scoperto lo spirito, o perlomeno ne ha intravisto alcuni sprazzi. Restano però sempre rarissimi coloro che siano nel loro intimo realmente persuasi che la felicità materiale costituisca anche un pericolo per lo spirito e che, per amore di questo, riescano perciò a rinunciare in maggior misura ai beni del mondo. Spero dunque che il flagello di Dio, abbattutosi ora sull’Europa (ndr. la seconda guerra mondiale) , convinca i popoli che questo mondo, il quale in passato non è mai stato il migliore dei mondi possibili, non lo sarà neanche in futuro. Esso contiene in sé, come sempre, giorno e notte, luce e tenebre, gioie fugaci e lunghe pene, è campo di battaglia senza tregua né pace, poiché non è null’altro che l’arena dove giostra l’avidità umana. Ma lo spirito costituisce un aldilà in questo aldiquà. Poiché esso non rappresenta un rifugio per gli ignavi, lo possiede soltanto colui che patisce la vita in questo mondo e che riesce ad accogliere con amabile perplessità perfino la felicità mondana che gli tocca in sorte. Certo, se l’insegnamento cristiano non fosse stato totalmente messo da parte per far posto a tutto questo “progresso” tecnologico, quelle valanghe che ora minacciano di seppellire l’Europa non si sarebbero mai messe in moto. La fede nel mondo non lascia però alcuno spazio né allo spirito cristiano, né a qualsiasi altro spirito proficuo. Lo spirito rimane sempre celato e protetto di fronte al mondo ed è perciò un santuario inviolabile per chiunque abbia ripudiato definitivamente non tanto il mondo, quanto la fede che si ripone in esso.


#Jung#vita#psicologia#

mercoledì 15 gennaio 2020

Poesia




Ho staccato gli ormeggi
e sono in mare aperto
la riva lontana
non la vedo più
l'aria di sale gonfia
la solitudine
(F.M.)