lunedì 21 gennaio 2019

poesia "Natura"

#Natura
E quando tutto era fuoco
com'era la Natura?
Col vento parla adesso
e l'ombra e l'aqua
E prima del fuoco ancora
cos'era che parlava
tutta la sua potenza
come si esprimeva
perché sta certo
che prima dela pietra...
quest'unità in fermento
senza posa
che guizza in mille modi
pensiero pensato che si pensa


"Fernanda Mancini.Il pensare le immagini è il luogo e il tempo delle icone", ed.# Gangemi, 2018

domenica 13 gennaio 2019

con emanuele severino: un progetto bello di musica e filosofia, per orientarsi nell'Arte, il suo senso e capire il nostro tempo

 con #emanuele #severino: un progetto bello di musica e filosofia, per orientarsi nell'Arte, il suo senso e capire il nostro tempo

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/emanuele-severino-la-musica-e-il-movimento-del-nostro-tempo/40957/default.aspx?fbclid=IwAR2mB0iSFnbnE53BlhorhSVV3hv-WKTiF-efM_gxnkrgkSJUoOssNkChsbY

giovedì 13 dicembre 2018

La mia monografia pubblicata in questo dicembre 2018


Mit einigen Beiträgen in deutscher Sprache


                                                       



                                presentazione della monografia agli "incontri berlinesi" di berlino

Un praticare l’arte come esperienza del pensiero, come eccitazione di una mistica visione. Fernanda Mancini tra        #Roma e #Berlino, tra Monaco e Varsavia, ridisegna l’Europa dell’ #Avanguardia con i sentimenti, la disciplina e le passioni della Poesia. Nel corso degli anni il ricercare nelle terre e nelle acque delle arti e il confabulare con l’arte e il trovare dell’arte, han condotto Fernanda Mancini ad una sua coerente e giustificata compagine critico estetica, pervenendo ad una felice rappresentazione di uno spazio d’arte dove l’emozione conduce a maturità di espressione la plurale disponibilità delle proprie intuizioni. Non si tratta di rincorrere le quantificate cataste accumulate dai calendari degli inquadramenti storico critici; si tratta per l’artista nella propria coscienza di far maturare un disincanto che traduca la bonaccia nichilista in frescura aurorale, là dove lo sguardo raccoglie i suoi tutti degli inizi. Ciascun artista ambisce alla identità della propria forma, del linguaggio e dello stile, che dimostri il proprio vedere. Così Fernanda Mancini realizza uno scomparto di cicli iconografico iconologici volti a definire, in una prospettiva di ampio respiro, la qualità di una eccellenza che infine proclama nei propri lavori la propria specifica unità. Il lavoro è sostenuto da una solida impalcatura filosofica. Affinando il pensare filosofico alla lettura di scritture “epico/epocali” – da #Rilke a #Mann, ad esempio – Fernanda Mancini evita le domande della tradizione concettualisticamente tautologica e si innerva per sentieri che, tra il trascorso heideggeriano del sentiero interrotto ed eventualmente anche comunque dove l’essere risulta del sentiero ritrovato, svelano l’intrico felice dell’essere l’arte un Bosco Sacro dove, se pur inconsciamente, si rincorrono le sapienze di #Puvis de Chavannes o i funambolici deliri ... La descrizione è del curatore Mariano #Apa e continua sul sito www.gangemieditore.it 



                                                                             2006


2006


2001

2003



2007



2013


2002


2018





2018




mercoledì 14 novembre 2018

studio aperto sul corpo

Il #corpo. Uno Studio

"Scriveva Aristide Quintiliano che le 'giuste melodie' della lira potevano incantare e guarire i moti impuri e irrazionali dell'anima, risvegliando nello spirito la memoria delle musiche celesti"
*
 "ci sono momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza" (#Pina Bausch#)
Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza

Riferimento: https://le-citazioni.it/frasi/330417-pina-bausch-certe-cose-si-possono-dire-con-le-parole-altre-co/

Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza

Riferimento: https://le-citazioni.it/frasi/330417-pina-bausch-certe-cose-si-possono-dire-con-le-parole-altre-co

Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza

Riferimento: https://le-citazioni.it/frasi/330417-pina-bausch-certe-cose-si-possono-dire-con-le-parole-altre-co/

    
                                          
Pina Bausch "Le Sacre du Printemps", 2013 

                                                                          °°°
Maddalena Gana "Terranido", Macro di Roma, 2018







mercoledì 3 ottobre 2018

Ferro e carta. la mostra di Pit Kroke


Pit #Kroke è stato architetto, sculture, pittore, delle sue opere si è inaugurata una mostra a Berlino nella galleria di Wilfried #Karger il 28 settembre 2018 e proseguirà fino al 10 novembre. La biografia di Kroke è molto particolare, piena di carattere ed entusiami, diviso tra il Brandeburgo, dove nacque e studiò, e la Sardegna, dove scelse di vivere. Le sue opere, attraverso l'essenzialità della forma, si sono svelate piene di significati profondi, e parlato con un linguaggio non traducibile in parole, ma che è arrivato a colpire e dialogare con il mio mondo immaginario, forse perché kroke spinge materia e leggi geometriche al loro limite, accompagnando la loro nota stabilità, alla tentazione della volo, alla fluidità, desiderio latente pungente della loro parte oscura. Mi sono apparse come porte aperte oltre la linea d'orizzonte. La semplicità della materia, ferro per le sculture e carte e collage per i quadri e disegni, purtroppo non fotografabili perché le loro superfici nere sono riflettenti, è lavorata così sapientemente da apparire insieme precaria e spesso fragile, ma anche di una stabilità antica, radicata in una dimensione senza tempo, laddove appunto risuona l'essenza sempre attuale, la scaturigine di ogni cosa, energia che si ralizza in opere giocose e fluide.










giovedì 27 settembre 2018

Newman monocromo


Vir Heroicus Sublimis Barnett Newman


"Newman painted Vir Heroicus Sublimis (Man, Heroic and Sublime) in 1950-51, when the United States was descending into the grasp of the Cold War with the Soviet Union and artistic censorship. The title refers to Newman’s essay The Sublime is Now, in which he asks, “If we are living in a time without a legend that can be called sublime, how can we be creating sublime art?”

Post-War America, with its strive for a new identity as the new global art center and a new set of values, created an auspicious ground for the avant-garde artists such as Jackson Pollock, Mark Rothko, Arshile Gorky, Robert Motherwell, Willem de Kooning, and Barnett Newman and although their works differed aesthetically and technically, art critics like Clement Greenberg classified them all as abstract-expressionists"