giovedì 8 giugno 2017

poesia - intervista a vincenzo mascolo




Il 3 giugno alla libreria di Trieste TS360 (srl – Tržaško knjižno središče – Centro triestino del libro) Alessandro Canzian, delle edizioni Samuele, ha organizzato un incontro con Vincenzo Mascolo, per parlare di "Ritratti di Poesia", la manifestazione di poesia che si svolge a Roma ed arrivata nel 2017 alla 11 edizione.

"La rassegna “Ritratti di Poesia”, scrive Emmanuele Francesco Maria Emanuele, fondatore della manifestazione,  è  nata come momento d’incontro per una ristretta élite di addetti ai lavori ed appassionati del genere, è cresciuta edizione dopo edizione diventando una manifestazione conosciuta e attesa dal grande pubblico romano e non solo, nonché un evento di richiamo internazionale. All’origine di tutto, vi è il mio personale convincimento che in Italia la poesia dovesse avere la medesima visibilità e fruibilità delle altre forme artistiche (le arti visive, il cinema, il teatro, la musica, la danza), attraverso un appuntamento in grado di arricchire in modo originale l’offerta culturale della città e del Paese. In questi anni abbiamo coinvolto in misura via via sempre maggiore le scuole, abbiamo favorito la diffusione della poesia contemporanea tra i giovani, abbiamo creato suggestivi momenti di contaminazione fra la poesia e le altre espressioni artistiche ed abbiamo favorito la conoscenza in Italia e a Roma dei più significativi autori stranieri in attività, contribuendo a diffondere a tutto tondo la cultura della poesia, arte per la quale ho un’attitudine ed una passione particolari. I risultati di pubblico e critica finora raggiunti sono più che lusinghieri e ci esortano a continuare, con sempre maggiore entusiasmo e convinzione, sulla strada intrapresa".


Intervista a Vincenzo Mascolo






D - Come è nata l'idea di questo incontro triestino?

R - L’idea dell’incontro è nata da Alessandro Canzian, che con la sua “ Samuele editore” già dallo scorso anno organizza un ciclo di incontri poetici a Trieste. “ Una scontrosa grazia”, titolo del ciclo di incontri, è un verso di Umberto Saba: “Trieste ha una scontrosa grazia”
D - Prevedi un progetto comune con l'editore Samuele?

R - Al momento non ho progetti comuni con Samuele editore, né prevedo progetti comuni con altri editori. Ritratti di poesia mi impegna notevolmente e in questo periodo sto seguendo anche la pubblicazione del mio nuovo libro, che è in fase di revisione.


D - Nell'incontro di Trieste hai raccontato della tua esperienza di "Ritratti di poesia", che è molto di più di una rassegna di poesia. Un vero laboratorio la cui preparazione dura un anno e che coinvolge, oltre a poeti di tutto il mondo, anche tanti giovani studenti, rassegna che hai ideata e diretta dal 2006. Da questo importante osservatorio sulla poesia in Italia e non solo, sei ottimista circa la ancora scarsa diffusione della poesia  in Italia?

R - Sulle prospettive di diffusione della poesia in Italia non sono né ottimista né pessimista. La poesia è storicamente un’espressione artistica che ha scarsa diffusione. Le ragioni credo siano molteplici. La velocità che domina il nostro tempo, poi, certamente non aiuta la fruizione della poesia, che ha bisogno di una lettura attenta, per non dire riflessiva. Sconcerta, però, che la poesia sia letta pochissimo anche da chi desidera scrivere versi.

D - Hai nuovi progetti al riguardo?

R - Nuovi progetti sulla poesia contemporanea ne ho molti. Difficile, però, realizzarli perché, come ho detto, Ritratti di poesia assorbe gran parte delle energie disponibili. E’ per questo che cerco di far confluire tutti i progetti in Ritratti, anche se in forma appena abbozzata. Hai detto giustamente che la manifestazione è un laboratorio: raccoglie, infatti, tutte le idee e le sperimentazioni elaborate in molti anni di lavoro sulla poesia. La speranza è lasciare tracce di pensiero per il futuro.

D - So che sarebbe oggetto di un lungo discutere, ma potresti dirci quali sono secondo te quelle che (in L'Ombra delle parole) definisci "modalità attuali" della poesia, che tu, sia con le tue poesie sia con Ritratti, cerchi di evitare? Nella tua ricerca poetica ti muovi cercando di evitare le costrizioni poste da una forma prestabilita, e ricerchi piuttosto una forma che non sia separata dal contenuto. Dai un grande valore al contenuto, alla centralità del significato, all'abbattimento degli steccati tra le espressioni artistiche. Come realizzi queste esigenze nell'organizzare Ritratti di poesia?

R - A me sembra che oggi prevalga una poesia troppo asciutta nella forma e nei contenuti, quasi esangue. Personalmente preferisco una poesia più densa, che faccia sentire maggiormente la forza della parola e in cui gli aspetti di realtà, l’osservazione della quotidianità, talvolta si ritirino in disparte per lasciare il posto alla visione, all’astrazione, al sogno e, perché no, alla metafisica. Penso a una poesia in cui vi sia equilibrio tra realtà e immaginazione, tra visibile e invisibile, tra pensiero, etica ed estetica. Cerco di adeguare la mia scrittura poetica all’idea che ho di poesia, ma sono consapevole che, come ha scritto Allen Grossman, la poesia “virtuale”, quella a cui l’autore tende, difficilmente coincide con la poesia “reale”, quella cioè che l’autore riesce a scrivere.

D - Ci racconti come operi concretamente in Ritratti per realizzare queste esigenze?

R - “Ritratti di poesia” non si occupa di queste differenti idee sulle modalità di fare poesia in quanto è un osservatorio sulla poesia contemporanea. Accoglie quindi, e deve farlo, tutte le diverse modalità, nel pieno rispetto della “biodiversità” poetica, che considero comunque una ricchezza culturale. La manifestazione, tuttavia, tende a far interagire le diverse espressioni artistiche, perché credo che l’affermazione dell’arte come momento fondamentale dell'evoluzione sociale e culturale di una civiltà passi anche per questo dialogo tra le diverse espressioni artistiche. Sono convinto peraltro che l’interazione possa rivitalizzare la poesia e aprire nuovi spiragli per il futuro.

D -A Trieste hai fatto qualche anticipazione circa la prossima edizione di Ritratti?

R- Nessuna anticipazione sulla prossima edizione di Ritratti. Preferisco sempre che chi ci segue scopra il programma quando viene reso pubblico.

(Fernanda Mancini)
 
A Trieste Vincenzo Mascolo ha letto alcune sue poesie, tra cui questa:
​IL CIELO DELLA MIA CITTA’  (e di tutte le cose visibili e invisibili)

​XII

Amo il rarefarsi della notte
e il risvegliarsi muto degli eventi,
amo il suono impercettibile del cosmo,
il separarsi occulto delle cose
in atomi e molecole, frammenti
della materia che si ricompone,
sostanza indivisibile del tempo.

Così,
di particelle infinitesime d’inchiostro
amo il turbinare che trasforma
la dura concrezione del silenzio
in altro spazio, in una nuova
forma, pulviscolo di corpi luminosi
che passano attraversano i sentieri
delle città, i reticoli del tempo,
chiarore ineludibile del giorno,
sostanza incorruttibile,
poesia.



              Vincenzo Mascolo, LABORATORIO DI POESIA                    “L’OMBRA DELLE PAROLE”
8 MARZO 2017


Parlare della propria scrittura credo sia sempre difficile. Per me lo è sicuramente, perché i dubbi sulla qualità poetica del mio lavoronon mi abbandonano mai, suggerendomiun pudore che ostacola la condivisione pubblica del suo humus e dei tentativi di poetica. Il timore di non essere in possesso di un apparato teorico adeguato, la pauradi cadere nella trappola dell’autoreferenzialità, la scelta di pubblicare con misura per evitare il rischio di ripetermi inutilmente e la convinzione che i testi possano essere più esplicativi di ogni dissertazione, poi, mi inducono a una presenza particolarmente prudente. Seguo però con interesse ogni riflessione sulla poesia contemporanea perché credo sia necessario un rinnovamento eun superamento delle modalità attuali, che sembrano entrate in una fase di stagnazione. Non so dire quali possano essere le strade da percorrere, né quale sia la destinazione da raggiungere. Avverto, tuttavia, la necessità di una trasformazione, l’esigenza di una poesia che abbia una maggiore ampiezza di sguardo, che sia più energica verbalmente e più attenta al valore semantico della parola.

Prova a muoversi in questa direzione la mia poesia, che corre parallelamente alla ricerca di conoscenza alla quale mi dedico da tempo. Ne è, anzi, strumento privilegiato perché contribuisce in modo rilevanteal lavoro di scavo nella realtà, personale e del mondo circostante, di cui quella ricerca si nutre. Inevitabili le interazioni e le reciproche influenze tra scrittura poetica e studio della conoscenza. Così gli aspetti strettamente letterari e stilistici assumono un minore rilievoe, affrancato da codici, canoni e altri orpelli, mi sento libero di scrivere utilizzando registri diversi, combinando io e non-io, ordinario e sublime (per usare una terminologia cara a Adam Zagajewski), materia e spirito, scienza e umanesimo, forma chiusa e verso libero, rima e prosa. La mia ricerca, del resto, tende a ridurre a unità il duale nel quale siamo immersi.E la poesia che ne scaturisce non può non rappresentare questa volontà di unificazione, che cerco di esprimere restituendo centralità al significato,in un (difficile) equilibrio tra pensiero, etica e estetica. Anche il linguaggio è parte di questa idea: lo immagino asciutto, terso, essenziale e denso, lontano da stilemi e arcaismi, quotidiano, ma comunque in grado di restituire quella musicalità alla quale, secondo me, anche il verso libero e quello prosastico non dovrebbero mai rinunciare. Un linguaggio improntato alla chiarezza, che possa sostenere anche testi molto discorsivi e, nel contempo, permettere al significato di essere il protagonista del testo.



La poesia di Umberto Saba da cui il titolo degli incontri triestini curati dall'Editore Samuele     
    
  TRIESTE di Umberto Saba

     "Ho attraversato tutta la città.

Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
 
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,                                              
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva."


LINK:
http://www.fondazioneterzopilastro.it/comunicati/ritratti_poesia_2017/)

http://www.samueleeditore.it/una-scontrosa-grazia-vincenzo-mascolo-foto/

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