domenica 11 dicembre 2016

articolo ansa medierraneo sulla mostra "tripeditrip" e il concerto "grenzklänge" del 30/11/2016


Berlin migrants concert with Italian painter

Initiative for integration with Mancini's works

05 December,
http://www6.ansa.it/web/images/trasp.gif

(ANSAmed) - BERLIN - Paintings by the Italian artist Fernanda Mancini have been chosen by a German foundation to be part of a musical initiative focusing on refugee integration in the capital. The exhibition was inaugurated last week in the Berlin headquarters of Friedrich Ebert Stiftung for a concert entitled "Grenzklaenge" (''Border Sounds'') and presented as a ''journey through the Turkish, Arab, Persian and European cultural space''. Performing were scholarship-holders of the SPD-linked foundation as well as migrants and refugees in the concert, which aimed to use ''music as a bridge towards integration''. The paintings exhibited by Mancini, who has shuttled between Rome and Berlin for the past 20 years, are an attempt to bring together the "Tripeditrip" poetry of China's Gu Cheng (where the exhibition has taken its name from) and the music of Beijing maestro Peng Yin, which was in turn created on the basis of Cheng's poetry. ''I was heavily influenced by the freshness of natural elements - the wind, the water and the trees - in Peng's music,'' the artist told ANSAmed, and ''the blow of Cheng's words''. To make them visible, Mancini said that she had sought ''a combination of natural elements and other very symbolic, universal, ones'' such as fish, which ''is a symbol that unifies all humanity and is found at the basis of all cultures''. The concert, which offered music by Bartok and Beethoven as well as an emerging band of Turkish and Palestinian origins, was organized in collaboration with Xenion, a center for ''pyscho-social assistance for those persecuted for political reasons''. The center is ''one of the few in Berlin'' with translators at is disposal to treat more adequately the psychological consequences of the horrors refugees are fleeing from, according to the presentation. The issue of migration is very high on the list of priorities in the German political agenda and social debate. The Christian Democrats- SPD coalition government has made clear attempts to get the country to accept a limited influx of refugees in integrate into the economy of a country that like other European ones is aging. (ANSAmed).

lunedì 24 ottobre 2016

auf italienisch und deutsch : mostra "Tripeditrip" 30/11-12/12 - friedrich-ebert stiftung - berlino. La nascita di un progetto -




foto del concerto e della mia intervista al vernissage della mostra "tripeditrip" il 30 novembre a berlino. le band e i cantanti sono di tutte le nazionalità, palestinesi ebrei arabi cinesi ucraini, come anche il pubblico presente in sala e alla mostra.















                TRIPEDITRIP. La nascita di un progetto 



Il poeta contemporaneo cinese Gu Cheng ha scritto la poesia Tripeditrip che ha ispirato Peng Yin, compositore cinese che vive a berlino, a scrivere la partitura omonima Tripeditrip, a mia volta mi sono lasciata ispirare dalla poesia di Cheng e dalla musica che Peng per i lavori di questa mostra che ho chiamato: Tripeditrip. La nascita di un progetto
Quando Peng Yin presentò e fece ascoltare ad un piccolo gruppo di amici la musica che aveva composta sulla poesia "Tripeditrip" di Gu Cheng, rimasi molto colpita. Mi aveva affascinato il modo in cui Peng Yin aveva lavorato sulle parole della poesia e ancora di più sul suo non detto. Come aveva usato il medio della musica per dare espressione alla propria immaginazione artistica, che rispondeva alle sollecitazioni di Gu Cheng.
Passarono due anni e quasi dimenticai, ma nel silenzio qualcosa aveva lavorato, giacché improvvisamente la fascinazione di quella musica e di quel processo di scambio tra poesia e note riaffiorò assieme al desiderio di intervenire a mia volta su entrambe con il mezzo dell'immagine.

Così è nato questo globale Gesammtkunstwerk di tre artisti, che sta tra pittura, musica e poesia, tra Cina e Italia, oriente e occidente, tra le radici culturali taoiste e quelle cristiane. 

Ho fortemente sentito l'influenza della freschezza degli elementi naturali, il vento, l'acqua, gli alberi nella musica di Peng e mi è sembrato di sentire lo stesso soffio e ritmo anche nella poesia di Gu Cheng. Ho voluto dare forma a queste impressioni, cercando di rendere visibile il soffio delle parole di Cheng e quello della musica di Peng tramite la combinazione di elementi naturali e di altri a forte contenuto simbolico e universale, come i pesci l'acqua gli alberi il cerchio il triangolo il bianco, così ad  esempio il pesce è un simbolo che unifica tutta l'umanità e si trova alla base di tutte le culture in occidente e in oriente. La sua natura psico-fisica è dotata di un movimento penetrante, esso è associato alla morte e alla nascita e alla vita dopo la morte, è connesso con la fertilità e spesso è rappresentato come un doppio pesce. Il bianco è il colore della carta, della Rosa del Paradiso di Dante, la luce della fiamma del Libro Rosso di Jung, l'ultimo stato del processo alchemico, il vuoto da cui tutto inizia del Tao.
Questo lavoro è stato accompagnato passo passo da un libro di appunti, una specie di brogliaccio, un'opera a sé, che conserva le tracce del percorso e in cui sono nati gli schizzi, che in parte poi ho realizzato in quadri. Questo brogliaccio non ha ancora esaurito le sue forze, la mostra ne è la prima tappa.

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Fernanda  Mancini  Ausstellung „Tripeditrip“

Friedrich-Ebert-Stiftung - Berlin

30. November – 12. Dezember 2016

                   Tripeditrip.  Zur Entstehung des Projekts

Als Peng mir und einer kleinen Gruppe von Freunden erstmals sein Projekt einer Vertonung der Poesie von Gu Cheng vorstellte, fühlte ich mich wie elektrisiert. Mich faszinierte die Transposition des poetischen Textes in Musik, die künstlerischen Mittel, die er dabei einsetzte, um seine eigene musikalische Einbildungskraft ins Spiel zu bringen und umzusetzen.

Zwei Jahre vergingen, das Hörerlebnis schien vergessen, wurde aber im Stillen verarbeitet und tauchte plötzlich als Wunsch nach einer weiteren Transformation in mein eigenes Medium, das des Bildes, mit Macht wieder auf. So kam dieses globale „Gesamtkunstwerk“ zustande als Wanderung über nationale und mediale Grenzen zwischen China und Italien, zwischen Poesie, Malerei und Musik. Der Klang des poetischen Wortes, der musikalischen Töne und die Farbklänge der Malerei verbanden sich zu Grenzklängen eigener Art.

Meine Arbeit ist inspiriert durch die Poesie Gu Chengs und Peng Yins musikalische Umsetzung der Gedichte. Mit großer Intensität habe ich bei beiden die Frische der Naturelemente gespürt: den Wind, das Wasser, die Bäume, in der Musik von Peng und ebenso im Atem und Rhythmus der Poesie Gu Chengs. Ich wollte diesen sinnlichen Eindrücken eine universellen, ja symbolischen Form verleihen, eine Form wo das orientalischen und das abendländischen Denken sich begegnen könnten. Ich wollte den Fluss der poetischen Worte der Gedichte Gu Chengs sichtbar machen und ebenso die Musik Peng Yins. Ich wollte sie visualisieren durch die Verbindung von Naturelementen mit anderen symbolischen Objekten von starkem und universell gültigem Inhalt: die Fische, das Wasser, die Bäume, den Kreis und das Dreieck.

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Ihre Kunst entwickelt sich aus ihrer philosophischen Ausbildung, die sie an der Universität La Sapienza in Rom mit einer Diplom Arbeit über Emanuele Severino sowie an der Scuola di Perfezionamento nella Ricerca Filosofica mit einer Diplomarbeit über „Innen-Außenbeziehung in Hegels Wissenschaft der Logik“ erwarb. Sie erhielt Stipendien für Neapel, Köln und Magdeburg. Nach der Übersiedlung nach Deutschland – zunächst nach Bonn und dann ab 1993 nach Berlin –schrieb sie in den 90er Jahren Kolumnen und Kulturberichte für italienischen Zeitungen und Zeitschriften. Außerdem ist sie als literarische Übersetzerin tätig: u.a. übersetzte sie „Arnold Schönberg-Thomas Mann. Apropos Doktor Faustus“. Die Unzufriedenheit mit einer Wissenschaft, die sich ausschließlich mit Begriffen und Worten beschäftigt, veranlasste sie zu einem gründlichen Nachdenken, woraus ihre persönliche Bildersprache entstanden ist. Ihre Ausbildung als Malerin vertiefte sie an der Universität der Künste in Berlin mit Kursen in Aktmalerei, Zeichnen und Ästhetik sowie an der Accademia di Belle Arti in Rom im Fach Kunstgeschichte.             Ihre Werke befinden sich in privaten so wie in öffentlichen Kollektionen
In Italien und im Ausland.
Mariano Apa, Diana del Mastro, Andreas Frey, Jürgen Kisters, Christiane Liermann, Roberto Maria Siena, Paolo Vinci, Barbara Vinciguerra haben über die Künstlerin geschrieben
2015   Ihr Gedicht „La Rosa come  l‘Acqua“ bekommt den ersten Preis der Fondazione Roma
2015   Besondere Erwähnung eines ihrer Gedichte bei dem Preis „Haiga“, von Casa Poesia di Perugia

fernanda.mancini8@gmail.com
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mostra "Tripeditrip" 30/11-12/12 - friedrich-ebert stiftung - berlino. La nascita di un progetto












                TRIPEDITRIP. La nascita di un progetto 



Il poeta contemporaneo cinese Gu Cheng ha scritto la poesia Tripeditrip che ha ispirato Peng Yin, compositore cinese che vive a berlino, a scrivere la partitura omonima Tripeditrip, a mia volta mi sono lasciata ispirare dalla poesia di Cheng e dalla musica che Peng per i lavori di questa mostra che ho chiamato: Tripeditrip. La nascita di un progetto
Quando Peng Yin presentò e fece ascoltare ad un piccolo gruppo di amici la musica che aveva composta sulla poesia "Tripeditrip" di Gu Cheng, rimasi molto colpita. Mi aveva affascinato il modo in cui Peng Yin aveva lavorato sulle parole della poesia e ancora di più sul suo non detto. Come aveva usato il medio della musica per dare espressione alla propria immaginazione artistica, che rispondeva alle sollecitazioni di Gu Cheng.
Passarono due anni e quasi dimenticai, ma nel silenzio qualcosa aveva lavorato, giacché improvvisamente la fascinazione di quella musica e di quel processo di scambio tra poesia e note riaffiorò assieme al desiderio di intervenire a mia volta su entrambe con il mezzo dell'immagine.

Così è nato questo globale Gesammtkunstwerk di tre artisti, che sta tra pittura, musica e poesia, tra Cina e Italia, oriente e occidente, tra le radici culturali taoiste e quelle cristiane. 

Ho fortemente sentito l'influenza della freschezza degli elementi naturali, il vento, l'acqua, gli alberi nella musica di Peng e mi è sembrato di sentire lo stesso soffio e ritmo anche nella poesia di Gu Cheng. Ho voluto dare forma a queste impressioni, cercando di rendere visibile il soffio delle parole di Cheng e quello della musica di Peng tramite la combinazione di elementi naturali e di altri a forte contenuto simbolico e universale, come i pesci l'acqua gli alberi il cerchio il triangolo il bianco, così ad  esempio il pesce è un simbolo che unifica tutta l'umanità e si trova alla base di tutte le culture in occidente e in oriente. La sua natura psico-fisica è dotata di un movimento penetrante, esso è associato alla morte e alla nascita e alla vita dopo la morte, è connesso con la fertilità e spesso è rappresentato come un doppio pesce. Il bianco è il colore della carta, della Rosa del Paradiso di Dante, la luce della fiamma del Libro Rosso di Jung, l'ultimo stato del processo alchemico, il vuoto da cui tutto inizia del Tao.
Questo lavoro è stato accompagnato passo passo da un libro di appunti, una specie di brogliaccio, un'opera a sé, che conserva le tracce del percorso e in cui sono nati gli schizzi, che in parte poi ho realizzato in quadri. Questo brogliaccio non ha ancora esaurito le sue forze, la mostra ne è la prima tappa.


















lunedì 19 settembre 2016

una poesia di Francois Cheng





            (fernanda mancini)





Quando l'angelo fa segno,
Sappiamo che il Doppio Regno é riunito,
Forte il vento percorre da un capo all'altro
Tutto l'aere terrestre,
E le parole di qui giungono infine all'altra sponda.

Ciò che resta da vivere e ciò che é vissuto,
Ciò che aspira alla gioia e ciò che soffre,
Coniugano un presente di lutto e d'attesa,
Ormai l'arresto del tempo
Non é che latente trasformazione.

L'acqua del fiume evapora in nube, ricade
In pioggia, rialimenta, invisibile,
La Corrente dell'eterno ritorno,
Tornano volti feriti, voci strozzate
Che trasfigurano Respiro e sangue.

L'inespresso e l'incompiuto si fondono
All'inatteso, all'insperato,
Confluiscono qui, come fonte dell'istante
che ormai riprende tutto, eleva tutto
Inesauribilmente sorgente.

Quando l'angelo fa segno
Sappiamo che ciò che abbiamo fatto nascere
Non smetterà più di avvenire,
Avanti a noi, a nostra insaputa,
D'improvviso ci supera, ci salva.

giovedì 14 luglio 2016

franco sepe, la cornetta del postiglione, incipit



                                                     foto di stefania salvadori

Ha una barba da santo, il postiglione,
e siede a cassetta.
Lo sorprendono certi pensieri
che fanno la vita più grama,
più lieve il trasporto.

Strepita l'aria come un ramo
secco. La neve e i roditori sussultano
al passaggio del postale. 

(Franco Sepe, La cornetta del postiglione, Plumelia editore, 2014)

sabato 9 luglio 2016

da berlino roberto giardina scrive di un sondaggio della sueddeutsche zeitung sulle polizie. carabinieri in ottima posizione


Roberto Giardina

I carabinieri non avranno la divisa più elegante al mondo, ma si piazzano a un onorevole terzo posto. E´ il risultato di un sondaggio condotto dalla “Süddeutsche Zeitung” tra 550 poliziotti bavaresi. Al primo posto si piazzano i vicini colleghi austriaci. Perdonabili gentilezze tra cugini, a me non sembra che le poliziotte e i loro colleghi nell´Austria Felix siano particolarmente chic, ma forse non sono obiettivo.  Medaglia d´argento per flic parigini, e ci può stare. Poi arriviamo noi, e il quotidiano ricorda che le divise sono state ideate da Valentino.
 Siamo seguiti dalla Legione Straniera, forse in omaggio a Edith Piaf e a una delle sue più belle canzoni, “Mon légionarie”. Poi arriva distaccato il Bobby londinese, sempre meno mitico. Non è un giudizio solo estetico. Ricordo ancora che dopo i violenti scontri al G8 di Genova, fu la “Süddeutsche Zeitung” a pubblicare l´articolo migliore a poche ore dalle violenze su quel che era avvenuto: il giornale spiegava il perché avessimo tante polizie, e ricordava la loro origine storica. Forse non era la causa fondamentale del caos genovese, ma serviva di certo a capire meglio il nostro paese.
Ai tedeschi piace la Benemerita, e potrebbe essere una notizia senza importanza, probabilmente lo è, ma dimostra ancora una volta quanto loro ci tengano alle nostre tradizioni. Siamo noi a trascurarle o dimenticarle. Quando dobbiamo tagliare cominciamo sempre da quel che ci sembra meno importante, come la tradizione dei carabinieri, con pennacchio o senza. Tra le tante voci su cui si può risparmiare sul bilancio del Quirinale, spero che non si pensi mai ai corazzieri, che – se non sbaglio – sono reclutati tra i carabinieri.
Nei consigli ai turisti tedeschi, le riviste di viaggio, raccomandano sempre in caso di bisogno di rivolgersi ai carabinieri, e non alla polizia locale, che sarebbe meno affidabile. Sempre d´estate, su qualche canale, si trasmette prima o poi “Pane amore e fantasia”, con Vittorio De Sica nei panni sgargianti (perfino in bianco e nero) di un maresciallo dei carabinieri. L´arma è garanzia di professionalità ed anche di un pizzico di romanticismo per Frauen e Fraülein.
Su 17 giudizi del sondaggio, nessuno premia i poliziotti di casa. Qui la polizia, va ricordato, è di competenza dei Länder, le regioni. Ma è colpa loro. Hanno voluto cambiare. Nelle foto storiche e nei filmati del ´68 si vedono ancora gli agenti affrontare gli studenti sfoggiando l´elmo chiodato di Bismarck, e eleganti cappotti di morbida pelle lunghi fin sotto le ginocchia. Un po´impacciati nell´affrontare ventenni in jeans.
 Non bisogna esagerare e risalire tanto indietro. Fino a qualche anno fa, come si può constatare nei telefilm di Derrick, i poliziotti sfoggiavano giubbe e cappotti in pelle verde, e strisce verdi abbellivano i Peterwagen, che sarebbero in gergo le auto della Polizei. Adesso le hanno ridipinte in un fastidioso blu elettrico. Hanno speso milioni dai carrozzieri, e hanno rinunciato al fascino della tradizione.
Derrick è in pensione da tempo a casa sua, le repliche si vedono alla tv italiana o giapponese, mai in Germania. E non c´entra la scoperta che Horst Derrick, il suo interprete, da giovane avesse militato nella Waffen SS come Günter Grass. I poliziotti televisivi ora girano in jeans e giacche sdrucite, bevono troppo, non fumano perché è vietato, e sono sempre single abbandonati giustamente da mogli e amanti. Ma nessuno ha il successo del vecchio Oberinspektor di Monaco, che girava in doppiopetto

lunedì 27 giugno 2016

poesia di fernanda mancini


Un grande sogno

Un grande sogno
inizia ogni mattina
da quando non si sa
forse da sempre
la vita prende il sopravvento
col sogno
ch'è tutto stato un sogno
stringe l'anima
come un baccello il seme,
nel vento dell'umore
dissipa il sole
l'ultima traccia,
fatti ricordi e congiunzioni
tagliati via
mentre l'occhio s'apre

domenica 5 giugno 2016

poesia di fernanda mancini




                                       fernanda mancini, nel bosco, 100x150


Natura - midollo spinale

Solo il midollo sa
silenzioso ascolta
sorveglia
guardiano alla vita
alla vita risponde
nel dialogo muto
sapiente
di cose lontane
membra scomposte
d'un gigante che dorme

- fernanda mancini -

le pareti di ceramica di mirò

mirò e le grandi pareti di ceramica, lavori poco conosciuti e di proprietà di privati. qui di seguito una breve nota sulle modalità di lavorazione usate dall'artista
 
Die ersten Kacheln missglückten
Bevor der Entwurf auf Kera­mik über­tra­gen wurde, schuf Miró mit Kohle und Gouache Entwürfe in Origi­nal­größe, soge­nannte Kartons. In frühe­ren Zeiten wurden Kartons etwa zur Herstel­lung von Fres­ken oder Wand­tep­pi­chen benö­tigt. So schuf etwa der Renais­sance­ma­ler Raffael (1483-1520) eine Reihe heute hoch­be­rühm­ter Kartons mit Szenen aus der Heils­ge­schichte. Diese wurden unter die Webstö­cke gelegt und Kunst­hand­wer­ker webten danach die Wand­tep­pi­che für die Sixti­ni­sche Kapelle. Miró, der bis dahin kaum im monu­men­ta­len Format gear­bei­tet hatte, wollte sich der Wirkung seiner Arbeit vorher verge­wis­sern.
 Anschlie­ßend über­trug Miró diese Zeich­nung auf die am Boden liegen­den Kacheln. Er malte mit einem Besen aus Palm­we­deln. Das Wissen des Kera­mi­kers war nötig um die Farben rich­tig zu vertei­len, da diese erst nach dem Bren­nen sicht­bar werden, beim Auftra­gen handelt es sich bei allen Farben um grau­schwar­zes Pulver. Die ersten gleich­gro­ßen quadra­ti­schen Kacheln miss­glück­ten, dann aber ging alles glatt:
Ungeduldig und gespannt
„Arti­gas hielt den Atem an, als er sah, wie ich den Besen ergriff und Anfing, die fünf bis sechs Meter langen Motive zu zeich­nen, mit dem Risiko, die Arbeit von Mona­ten zu zerstö­ren. Der letzte Brenn­vor­gang fand am 29. Mai 1958 statt. 34 Brenn­vor­gänge waren ihm voraus­ge­gan­gen. Wir hatten 25 Tonnen Holz, 4000 kg Ton, 200 kg Glasur und 30 kg Farbe verbraucht. Bis dahin hatten wir die Arbeit nur in Stücken, auf dem Boden ausge­brei­tet, gese­hen und hatten keine Gele­gen­heit gehabt, zurück­zu­tre­ten, um das Ganze zu betrach­ten. Darum warte­ten wir unge­dul­dig und gespannt darauf, die kleine und die große Wand aufge­rich­tet in dem Raum und dem Licht zu sehen, für die sie gemacht wurden.“

Natura




                                       fernanda mancini, nel bosco, 100x150


Natura - midollo spinale

Solo il midollo sa
silenzioso ascolta
sorveglia
guardiano alla vita
alla vita risponde
nel dialogo muto
sapiente
di cose lontane
membra scomposte
d'un gigante che dorme

- fernanda mancini -

domenica 22 maggio 2016

una citazione junghiana riguardo forma e significato del simbolo


 

 




"La forma esteriore dell'albero può variare per molti aspetti nel corso del tempo, ma la ricchezza e la vitalità di un simbolo trova più ampia espressione nel suo mutare di significato. L'aspetto del significato è pertanto essenziale alla fenomenologia del simbolo dell'albero. Le associazioni mediamente più frequenti - aggiunge Jung a chiarimento - relative al significato sono la crescita, la vita, l'estrinsecarsi della forma in senso fisico e spirituale, lo sviluppo, la crescita verso l'alto e verso il basso, l'aspetto materno, l'età, la personlità, infine la morte e la rinascita". (jung) 
il significato del simbolo non è dato una volta per tutte, ma varia nel tempo, dunque il tempo, nella dimensione del suo scorrere, è essenziale al simbolo, perché è in essa che il simbolo rinnovandosi rimane vivo.
il simbolo varia il suo contenuto pur rimanendo il simbolo di uno stesso archetipo, perché l'archetipo, con il quale entriamo in relazione attraverso l'immagine che ci avviene e che chiamiamo simbolo, è più vasto di quella immagine e anzi, dice jung, non è un'immagine, quanto piuttosto qualcosa che avvertiamo, qualcosa che viene a noi come esperienza interiore, come un presentire.

martedì 17 maggio 2016

hotel roma a torino


in questi giorni sono stata alla fiera del libro di torino per accompagnare roberto, che era presente in fiera con il suo ultimo romanzo "pfiff", e, in parte per ripercorrere nel ricordo gli amori letterari della mia adolescenza, ho pernottato allo hotel roma, l'albergo in cui il 27 agosto 1950 cesare pavese decise di togliersi la vita.











mercoledì 4 maggio 2016

kentridge a roma aprile 2016

mio articolo apparso su www.ildeutschitalia.com

MOSTRA KENTRIDGE   al Macro di Roma                                                         

Si è conclusa in marzo, alla Gemälde Galerie di Berlino, la mostra di William Kentridge "Double Vision: Albrecht Dürer & William Kentridge", e già il 12 maggio, sempre a Berlino, se ne aprirà una sua  nuova "No it is!" (dal 12 maggio al 21 agosto), stavolta al Martin-Gropius-Bau, accompagnata da un robusto programma di letture e performances. Nel frattempo in Italia, da Milano a Roma, Kentridge è presente in vari appuntamenti, a Milano alla galleria Lia Rumma, a Roma con una mostra al Macro, lezioni e conferenze al Maxxi e all'Accademia di Belle Arti, e soprattutto con l'opera realizzata sui muraglioni del Lungotevere, tutti gli appuntamenti italiani ruotano attorno a questo affresco.

Kentridge è artista sudafricano bianco, la sua poliedrica attività spazia dal monumentale ai libri, da filmati che documentano visivamente il processo del suo lavoro mentale (un'opera esposta alla Gemaelde Galerie rappresentava il tracciato dei suoi movimenti nello studio, durante la realizzazione di un progetto), alle scenografie teatrali, famoso in tutto il mondo per il suo impegno politico per i diritti civili e molto impegnato nella lotta contro l'apartheid. Per i suoi lavori usa principalmente carta e inchiostro nero.

La mostra al Macro "Triumphs and Laments: a project for Rome" (curata da Federica Pirani e Claudio Crescentini, dal 17 aprile al 2 ottobre) presenta i disegni di un progetto colossale, un "affresco" lungo 500 metri esteso sui muraglioni del Tevere, da ponte Sisto a Ponte Mazzini, rigorosamente in bianco e nero, nello stile di Kentridge, lavoro impegnativo e fortemente voluto per celebrare il Natale di Roma, "anche se la parte più difficile del lavoro - scherza Kentridge in conferenza stampa - è stata proprio quella di procurarsi i permessi necessari", niente di nuovo evidentemente per l'auditorio che incassa con antica consapevolezza.

In due grandi sale al Macro sono in mostra i lavori preparatori per l'affresco, i primi risalgono al 2014, bozzetti realizzati a Johannesburg, a carboncino su antiche carte contabili, sono di piccole dimensioni con cancellature lasciate in trasparenza, a segnare                                                                                         il processo creativo nel suo procedere, arretrare, incertezze e trionfi tutto compreso, una buona guida per intendere questo lavoro, che ancora una volta mostra l'attenzione di Kentridge per il lavoro, la fatica manuale del vivere, il lato concreto dell'azione dell'uomo sulla terra, a ricordare il forte impegno antiapartheid dell'artista.

 "Il mio intento è quello di mostrare le grandezze e le vergogne di Roma nella sua storia", sottolinea l'artista. Gli chiedo quali siano le vergogne più significative che ha voluto rappresentare, pronto e concreto risponde "sono la costruzione del ghetto, l'assassinio di Giorgiana Masi, le Fosse Ardeatine, l'omicidio di Pasolini, Giordano Bruno, per esempio".

Sulla parete opposta a quella dei bozzetti, la loro realizzazione in formato più grande, stavolta ad inchiostro. La tecnica, a vederli da vicino, è affascinante, carica di lavoro artigianale riporta l'arte all'artista, all'uomo, alla sua ricerca personale, ai suoi demoni. La carta nera d'inchiostro è strappata e spesso incollata e incollata di nuovo a strati, testimone del binomio indissolubile pensiero-materia.

Sulla parete più corta invece si vedono in misura monumentale (esattamente nelle proporzioni che hanno sui muraglioni) tre colossali figure nere. Indoviniamo vesti lunghe, a fiori. "Sono le vedove dell'altra parte del mare nostrum, che piangono i mariti morti nel tentativo di raggiungere Lampedusa, uguali a tutte le altre simili della storia " mi risponde.

Molti i disegni ripresi dalla colonna Traiana, Cicerone, varie bighe, riaccostati a figure più o meno attuali con salti temporali a sancirne la continuità. Così nella folla di immagini strette attorno

alla Renault in cui è stato rinvenuto il corpo di Moro, c'è santa Teresa in estasi dal Bernini. iù in là. il tipico pizzardone romano, il vigile urbano, sembra smarrito nel traffico dei ritorni storici.

 La storia di Roma scritta in immagini, come una volta nelle chiese si illustrava la Bibbia per i poveri che non sapevano leggere, ma potevano seguire perfettamente l'immagine, immediata sebbene complessa, accessibile a tutti grazie alla forza polimorfa del simbolo, al lume che accende nella fantasia. O come le storie intrise di archi e affreschi dei cicli della gloria carolingia. Stavolta però, segno dei tempi, non siamo in una chiesa e neppure in un palazzo del potere, ma sulla pubblica banchina del Tevere e le immagini scorrono monumentali sui muraglioni che gli fanno da argine. Kentridge non ha ceduto alla seduzione dell'effimero, alle facili proiezioni di luci e forme per esempio, sull'acqua del Tevere o sui ponti, o a quella del colore e del gioco. Ha voluto fare un lavoro monumentale e iconico ha voluto incidere nella pietra i suoi pensieri, a significare solidità e fondatezza, a dire questi sono i 2769 anni di vita romana, qui c'è stato l'impero il cristianesimo le persecuzioni gli omicidi e le glorie, tutto ciò non è veramente  passato, il corpo di Remo giace accanto a quello di Pasolini, entrambi ci sovrastano come declinazioni della morte violenta e ingiusta e ancora più antica di Abele, Giordano Bruno brucia ancora sul rogo le vedove di tutti i tempi piangono come prefiche greche i morti di Lampedusa, nell'intimità siamo governati dal sogno di Apollo e Dafne, dal bagno di Anita e Mastroianni.                                                                                                    Kentridge ha deciso di invadere il meno possibile, di adattarsi alla pelle della città nel modo meno invasivo possibile, il risultato è una "pittura di sporco", difficile definirla altrimenti.

 "Una delle difficoltà è stata quella di trovare una soluzione per i vari tipi di grigio dei disegni,  impossibili da ottenere con la tecnica a lavaggio che ho usato a Roma".

La tecnica impiegata è infatti la pulitura dello sporco depositato sulle preti, l'effetto ricorda le mani impresse nelle caverne dai nostri primi antenati, il nero delle ombre a evocare il gioco d'ombre disegnate sulla parete dalla luce fuori della caverna di Platone, autore amato da Kentridge che lo cita nelle sue lezioni e nei libri.

L´artista ha sfruttato la massa grigia dell'inquinamento, nella quale viviamo e che è depositata in noi come sui muri. Con opportune macchine ha ingrandito e intagliato delle maschere, che poi sono state poste sui muri, ha fatto poi lavar via lo sporco, ottenendo figure a contrasto in bianco e nero. Il lavoro è stato eseguito dall'AMA, che si è fatta una grande esperienza ripulendo le imbrattature dei muri romani. Prevede che in 5 anni il nuovo inquinamento ricopra le immagini.  E' la condizione dei tempi, immersi nella bambagia grigia, pian piano si smette di vedere. Ma forse oltre lo smog, anche l'abitudine logora la forza delle immagini, e quando la visione si appanna è tempo che l'inquinamento ce le sottragga.

Un lavoro pittorico che si inserisce in un'architettura data, piegandone la ragione funzionale a nuovi significati, schermo proiettivo della coscienza critica della città e al contempo memento "dei tempi della grandezza e di quelli della vergogna". Lo scorrere degli episodi segue il trascorrere dei tempi,"ma non in modo troppo rigido", asettico, chiarisce l'artista. Ricorrente sono i cavalli, sempre più piccoli e scheletrici, o al contrario grandi e           aggressivi strumenti di guerra, a seconda del verso in cui si sceglie                                                                                                 diseguire questa parata, che alla percezione di chi guarda si impone con la forza di ombre sacre, quasi proiezioni di fantasmi interiori emancipatisi nell'architettura pubblica dei muri-argini. Esse aprono un colloquio pubblico con la coscienza di ciascuno e di tutti. Parafrasando Jung, ci si potrebbe chiedere a quali immagini primordiali dell'inconscio collettivo contemporaneo si possano ricondurre queste colossali figure nere che si impongono alla nostra coscienza con tanta forza e drammaticità. Icone primordiali in forme materiali e modalità attuali, le riconosciamo nostre e ci lasciamo emozionare profondamente, le lasciamo vibrare in noi, la storia che ci narrano non lascia via di fuga

domenica 24 aprile 2016

un'immagine di kentridge una frase di jung


kentridge nel suo affresco sul lungotevere ha creato immagini attualizzando le immagini primordiali e universali - gli archetipi?
 



 inconscio collettivo, una definizione di jung

"Denomino primordiale l'immagine, quando essa ha carattere arcaico. Parlo di carattere arcaico quando l'immagine presenta una cospicua concordanza con noti motivi mitologici. In questo caso essa è da un lato prevalentemente espressione di materiali inconsci collettivi e dall'altro indica che la situazione momentanea della coscienza non è tanto influenzata sul piano personale, quanto piuttosto su quello collettivo"

Jung

mercoledì 20 aprile 2016

processo artistico. annotazioni







"Ogni artista rappresenta una dualità o una sintesi di proprietà paradossali. Da un lato è un essere umano-personale, dall'altro un processo creativo, ma impersonale. Come uomo può essere sano o malato, la sua psicologia personale può e deve perciò essere spiegata in termini personali. Per contro, come artista, dev'essere compreso soltanto attraverso la sua attività creativa...una specifica psicologia artistica è un fatto collettivo e non personale; l'arte è innata in lui come un impulso che lo afferra e ne fà il suo strumento. In ultima analisi, la volontà che agisce in lui non è sua, di lui in quanto essere umano, bensì dell'opera d'arte...è un 'uomo collettivo', portatore e rappresentante della vita psichica inconscia dell'umanità. questo è il suo officium...Ci sono opere che s'impongono risolutamente all'autore, c'è qualcosa che in certo qual modo si è impossessato della sua mano...l'opera porta con sé la propria forma, l'artista viene sommerso da un fiume di pensieri e di immagini che non sono il prodotto della sua intenzione"
Jung

giovedì 14 aprile 2016

geologia delle scitture


                                                                          geologia delle scritture



fernanda mancini - geologia delle scritture, inchiostro, pastello, carbone, carte - 40 x 50 cm


nella visione attuale emergono e si rinnvano in trasparenza antiche presenze, nell'immagine odierna scavando appena la superficie affiorano segni antichi, immagini-parole, simboli fondamentali per tutta l'umanità.



lunedì 22 febbraio 2016

mercoledì delle ceneri


la sua fase mistica
cadde su di me
come cenere
un mattino di febbraio
intiepidito dalla vicinanza
riparato al mondo
dalla pioggia

fernanda Mancini

 

                            



domenica 21 febbraio 2016

la musica (e perciò il canto e la poesia) è espressione dell'armonia universale . 7 le corde della lira di Orfeo, 7 le note, 7 le sfere, 7 i pianeti. 

martedì 16 febbraio 2016

una poesia di gu cheng

 
 
 
 
  
 
The dark night gave me black eyes
I use them nonetheless seeking for the light

(gu cheng)

sabato 23 gennaio 2016

una poesia di antonio padula

Tacere
O almeno dire l'essenziale
ben sapendo che è nulla
anche quello.

Mi culla
qusto ronzio d'elicottero
nel cielo di Roma.

Antonio Padula, da Veglia nel sonno

venerdì 15 gennaio 2016

una citazione da jung e la violenza sulle donne a colonia a capodanno








vedendo leggendo ascoltando quanto è avvenuto a colonia la notte di capodanno, ho risentito attorno a me l'atmosfera sessuatissima e sessuofoba della mia adolescenza, quando l'uomo era "cacciatore" e sedersi sola a un bar, per una donna, per una ragazzina, era scambiato per un invito sessuale, accettato o criticato...poi, passato stupore e collera, ho capito. 
la violenza contenuta negli approcci che subivo, e in generale la violenza sulle donne, non ha nulla a che vedere, naturalmente, con le donne reali, invece con la parte femminile dell'uomo, quella che Jung chiama anima, quando l'uomo non accetta la sua anima, quando è stretto in sé nell'unica immagine maschile, implode o esplode, perché dentro di lui il rapporto tra maschile e femminile è molto  squilibrato, di conseguenza l'anima è distorta e l'animus è un disastro...uomo forte, macho, cacciatore, eroe, padre padrone, ecc. tutto il reportorio di sanguinose banalità. il disagio interiore così generato esplode in violenza. (detto qui tra parentesi, una società in cui il maschio è squilibrato, lo è anche la donna).
mi pare appropriato alla comprensione di questa violenza, il sogno di un paziente riportato da Jung, in esso la voce di un saggio mette in guardia il paziente: "ciò che tu stai facendo è pericoloso! La religione non è la tassa che tu dovresti pagare per fare a meno dell'immagine della donna, poiché di questa immagine non si può fare a meno. Guai a coloro che usano la religione come complemento di un'altra parte della vita dell'anima; essi sono in errore e saranno maledetti. La religione non è un complemento, bensì il coronamento ultimo di ogni altra attività dell'anima". 

lunedì 4 gennaio 2016

una storia risaputa




Ti posso stringere
ma non avere
una storia risaputa
una scheggia confitta
sempre nuova

(fernanda mancini)

dopo il concerto - per pietro massa






Con le note la vita
fluisce da te a noi

corre al mare grande

che tutto abbraccia

il gigante 

sazio del sonno diurno

danza

con il giro della mano
bagna il bosco 

di suoni speziati

(Fernanda Mancini)