sabato 22 luglio 2017

librarsi


una poesia di laura pezzola

Librarsi

Affiorano pensieri
come ali di corvo
salgono in circoli viziosi
gonfiano e formano foreste
di rami arruffati,
diventano gramigna.
Allora esco,
seguo il pifferaio dell'inchiostro,
sfoglio pagine che assorbono
la mia macchia neroseppia.

(laura pezzola, la manutenzione dell'anima, edizioni progetto cultura, 2013)

per me questa poesia coglie il momento in cui la difficoltà di pensare poeticamente è giunta al proprio -momentaneo- limite, necessita chiede e ottiene una pausa.
intendo limite che è momentaneo per la natura del pensare poetico. l'esperienza personale può anche fermarsi a questo punto, che segna allora il limite estremo della persona.
per il pensare che è sulla via della ricerca però è il limite momentaneo, un arresto delle sue forze di fronte al mistero. sa che esso gli sfuggirà sempre, che si troverà a navigare tra contraddizioni che non è possibile sciogliere, ma sa anche che troverà altre strade, aggirerà ostacoli, adeguerà le domande, e ricomincerà con gioia a pensare poeticamente. il pifferaio dell'inchiostro gli sarà di aiuto?





giovedì 13 luglio 2017

questo video accompagna il libro "lampedusa" con cui sarò alla biennale del libro d'artista a napoli a castel dell'ovo dal 19/8 (h 17) al 4/9, e per analogia lo presenta

video


martedì 20 giugno 2017

intervista a roberto giardina

intervista a roberto giardina a proposito del suo libro "attraverso la francia - senza dimenticare il belgio" (bompiani) apparsa sul blog di barbadillo







Roberto Giardina parla con Maurizio Cabona del suo ultimo libro, “Attraverso la Francia senza dimenticare il Belgio”
Corrispondente da Amburgo e poi da Bonn per La Stampa e ora Berlino per QN e Italia Oggi, Roberto Giardina è stato, prima, corrispondente da Parigi per Il Giorno. Ha osservato quindi le vere capitali del Mec, che all’Italia diede tanto, e quelle della succedanea Ue, che all’Italia sta prendendo tanto…
Sull’Italia di ieri, Giardina ha pubblicato pochi mesi fa il romanzo autobiografico Pfiff (Imprimatur ed.), raccontando i giornalisti dimezzati nella Torino dei primi anni ’60. Ora amplia la prospettiva con Attraverso la Francia senza dimenticare il Belgio (Bompiani, pp. 418, euro 28), che presenterà a Bologna giovedì 8 giugno (Alliance française, via de’ Marchi 4, ore 18); a Genova venerdì 9 (ristorante Il Sogno, via A. Vannucci 3, 7r., ore 18,30)) e giovedì 15 a Milano (libreria Verso, corso di Porta Ticinese 40, ore 19).
Signor Giardina, in copertina leggo: “Viaggiare al tavolo di lavoro, a casa, nei propri ricordi, emozioni, relazioni, nel proprio immaginario…”.
“E´ una citazione francese, ben scelta dall’editore. Certo, questa è una guida per chi non viaggia, ma si può leggerla anche viaggiando. Ma non è una guida per turisti”.
E per chi è?
“Per i viaggiatori”.
Come distingue dal turismo il viaggiare?
“L´arte di viaggiare è perdere tempo. La fretta di vedere tutto ci impedisce di gustare un´atmosfera, che è fatta non solo d’opere d´arte, di monumenti”.
Si spieghi meglio.
“A Parigi le ostriche sono fresche ovunque…”.
… Dunque?
“Ma da Wepler, in Place Clichy, andava Henry Miller, l´autore di Tropico del Cancro”.
E allora lì le ostriche, oltre che fresche, hanno il gusto del ricordo?
“Proprio così. Giustamente, per illustrare il libro, sono state scelti gli acquerelli straordinari di Alessandra Scadella, con un fascino evocativo che ferma l’attimo. Un fascino che una foto non avrebbe”.
Continui.
“In un acquerello si possono mischiare atmosfere diverse: una leggenda e un fatto di cronaca; Barbablù e la Nevers di Hiroshima, mon amour, film di Alain Resnais”.
Torniamo al viaggio.
“Non solo un viaggio immaginario. Viaggiamo in città reali, grazie anche ai consigli pratici di Paolo Mazzoni, ma scelti nello spirito del mio viaggio: andiamo dove ci piace, non dove è di moda andare.”
Un viaggio nella storia?
“Un giorno, un americano mi fermò in Piazza del Popolo a Roma. Mi chiese: ‘Quale bus per il Ben Hur Stadium”? Era sicuro che io comprendessi il suo inglese e il suo desiderio. Spero di avergli consigliato il numero giusto, per il viaggio, due chilometri, e duemila anni, dal traffico del XXI secolo alle bighe”.
I turisti sono incuriositi dai film.
“No, non mi prendo gioco del turista texano, cui devo la prima idea di questo libro”.
E la seconda? 
“La storia è fatta di storie, anche quelle dei féuilleton e delle pellicole di Hollywood, che poi sono la stessa cosa. Alcune restano e diventano più vere della realtà perché le inventarono Balzac o Cecil B. DeMille, Agatha Christie o Thomas Mann”.
Lei vuole suggerire anche un viaggio letterario?
“Perché no? Quale sarà la nostra Normandia? Quella del 6 giugno 1944 o Cabourg, la Balbec della Ricerca del tempo perduto di Marcel Proust?”
Scelgo Proust.
“Chi ha fortuna ed è disposto a un sacrificio economico, può passare una notte al Grand Ho^tel nella camera 414: quella di Proust”.
Me la descriva.
“L´ho trovata come nel libro: la marea crescente dell’Atlantico si rifletteva nei vetri della libreria. Un capriccio caro, ma gustare un aperitivo al bar, come Marcel, costa pochi euro”.
Feticismo, voyeurismo? 
“Conoscere i luoghi dove ha vissuto uno scrittore o un pittore serve a capire un quadro, un romanzo. E attraverso un libro o un film a stabilire un rapporto tra noi e ciò che ci circonda.
Ora si parla della Francia di Macron. Il suo può essere anche un libro politico?
“Senza dubbio. Anzi è il fine del mio saggio sull’Europa. Riscoprire i legami che, tra contraddizioni e malintesi, legano noi europei”.
Non parli come Macron e Monti, la prego.
“Tutti sanno che cosa vedere a Parigi. Perché non cercare il ponte dove Jules e Jim e la loro Kate si inseguono felici nel film di François Truffaut?”
Già, perché? 
“Perché il film deriva dal romanzo autobiografico di Henri-Pierre Roché, che racconta una storia vera, uno dei tanti intrecci che formano l’Europa. Jules e Jim corrono verso il futuro sul Pont de l’Europe”.
Dal film di Truffaut lei passa a De Gaulle, che a Colombey-les-deux-Eglises, ospita Adenauer. 
“Sono stati due padri della nostra Unione, superando un passato relativamente recente di guerre”.
Passiamo al Belgio.
“A Bruxelles, innanzi al palazzo Berlaymont, sede e simbolo dell´Ue, si pensa agli eurocrati o a settant’anni senza una grande guerra? Mai un periodo così lungo nella sua storia europea e ciò anche grazie a Jules e Jim.”
Il Belgio è sottovalutato dagli italiani.
“Ma non è un paese noioso, se viaggerete attraverso la storia. Da Bruxelles, Waterloo si raggiunge in tram. Il 18 giugno 1815 Napoleone perse, forse perché pioveva a dirotto, e la storia cambiò”.
Altro del Belgio?
“Si visita Liegi in compagnia di Simenon, che vi nacque e se ne fuggì a Parigi senza riuscire a dimenticarla. Il Belgio ha il fascino delle canzoni di Jacques Brel. O di quelle di Salvatore Adamo, figlio di un siciliano emigrato per lavorare in miniera. Elio De Rupo…
… Quello che nel 1994 non strinse la mano a Tatarella perché fascista.
“Ma anche quello che, figlio di un emigrato abruzzese, tra 2011 e 2014 è stato primo ministro del Belgio”.

mercoledì 14 giugno 2017

il piccolo principe e la rosa





"Se invece di nascondere le proprie lacrime, la rosa avesse pianto, se lei e il piccolo principe avessero potuto parlare e condividere il loro dolore, senza nascondersi dietro un malinteso senso dell'orgoglio, avrebbero potuto maturare insieme. Ma quando non si è maturi, parlare è quasi impossibile".
(Marie-Louise von Franz, L'eterno fanciullo. L'archetio del Puer Aeternus, p.85)

giovedì 8 giugno 2017

poesia - intervista a vincenzo mascolo




Il 3 giugno alla libreria di Trieste TS360 (srl – Tržaško knjižno središče – Centro triestino del libro) Alessandro Canzian, delle edizioni Samuele, ha organizzato un incontro con Vincenzo Mascolo, per parlare di "Ritratti di Poesia", la manifestazione di poesia che si svolge a Roma ed arrivata nel 2017 alla 11 edizione.

"La rassegna “Ritratti di Poesia”, scrive Emmanuele Francesco Maria Emanuele, fondatore della manifestazione,  è  nata come momento d’incontro per una ristretta élite di addetti ai lavori ed appassionati del genere, è cresciuta edizione dopo edizione diventando una manifestazione conosciuta e attesa dal grande pubblico romano e non solo, nonché un evento di richiamo internazionale. All’origine di tutto, vi è il mio personale convincimento che in Italia la poesia dovesse avere la medesima visibilità e fruibilità delle altre forme artistiche (le arti visive, il cinema, il teatro, la musica, la danza), attraverso un appuntamento in grado di arricchire in modo originale l’offerta culturale della città e del Paese. In questi anni abbiamo coinvolto in misura via via sempre maggiore le scuole, abbiamo favorito la diffusione della poesia contemporanea tra i giovani, abbiamo creato suggestivi momenti di contaminazione fra la poesia e le altre espressioni artistiche ed abbiamo favorito la conoscenza in Italia e a Roma dei più significativi autori stranieri in attività, contribuendo a diffondere a tutto tondo la cultura della poesia, arte per la quale ho un’attitudine ed una passione particolari. I risultati di pubblico e critica finora raggiunti sono più che lusinghieri e ci esortano a continuare, con sempre maggiore entusiasmo e convinzione, sulla strada intrapresa".


Intervista a Vincenzo Mascolo






D - Come è nata l'idea di questo incontro triestino?

R - L’idea dell’incontro è nata da Alessandro Canzian, che con la sua “ Samuele editore” già dallo scorso anno organizza un ciclo di incontri poetici a Trieste. “ Una scontrosa grazia”, titolo del ciclo di incontri, è un verso di Umberto Saba: “Trieste ha una scontrosa grazia”
D - Prevedi un progetto comune con l'editore Samuele?

R - Al momento non ho progetti comuni con Samuele editore, né prevedo progetti comuni con altri editori. Ritratti di poesia mi impegna notevolmente e in questo periodo sto seguendo anche la pubblicazione del mio nuovo libro, che è in fase di revisione.


D - Nell'incontro di Trieste hai raccontato della tua esperienza di "Ritratti di poesia", che è molto di più di una rassegna di poesia. Un vero laboratorio la cui preparazione dura un anno e che coinvolge, oltre a poeti di tutto il mondo, anche tanti giovani studenti, rassegna che hai ideata e diretta dal 2006. Da questo importante osservatorio sulla poesia in Italia e non solo, sei ottimista circa la ancora scarsa diffusione della poesia  in Italia?

R - Sulle prospettive di diffusione della poesia in Italia non sono né ottimista né pessimista. La poesia è storicamente un’espressione artistica che ha scarsa diffusione. Le ragioni credo siano molteplici. La velocità che domina il nostro tempo, poi, certamente non aiuta la fruizione della poesia, che ha bisogno di una lettura attenta, per non dire riflessiva. Sconcerta, però, che la poesia sia letta pochissimo anche da chi desidera scrivere versi.

D - Hai nuovi progetti al riguardo?

R - Nuovi progetti sulla poesia contemporanea ne ho molti. Difficile, però, realizzarli perché, come ho detto, Ritratti di poesia assorbe gran parte delle energie disponibili. E’ per questo che cerco di far confluire tutti i progetti in Ritratti, anche se in forma appena abbozzata. Hai detto giustamente che la manifestazione è un laboratorio: raccoglie, infatti, tutte le idee e le sperimentazioni elaborate in molti anni di lavoro sulla poesia. La speranza è lasciare tracce di pensiero per il futuro.

D - So che sarebbe oggetto di un lungo discutere, ma potresti dirci quali sono secondo te quelle che (in L'Ombra delle parole) definisci "modalità attuali" della poesia, che tu, sia con le tue poesie sia con Ritratti, cerchi di evitare? Nella tua ricerca poetica ti muovi cercando di evitare le costrizioni poste da una forma prestabilita, e ricerchi piuttosto una forma che non sia separata dal contenuto. Dai un grande valore al contenuto, alla centralità del significato, all'abbattimento degli steccati tra le espressioni artistiche. Come realizzi queste esigenze nell'organizzare Ritratti di poesia?

R - A me sembra che oggi prevalga una poesia troppo asciutta nella forma e nei contenuti, quasi esangue. Personalmente preferisco una poesia più densa, che faccia sentire maggiormente la forza della parola e in cui gli aspetti di realtà, l’osservazione della quotidianità, talvolta si ritirino in disparte per lasciare il posto alla visione, all’astrazione, al sogno e, perché no, alla metafisica. Penso a una poesia in cui vi sia equilibrio tra realtà e immaginazione, tra visibile e invisibile, tra pensiero, etica ed estetica. Cerco di adeguare la mia scrittura poetica all’idea che ho di poesia, ma sono consapevole che, come ha scritto Allen Grossman, la poesia “virtuale”, quella a cui l’autore tende, difficilmente coincide con la poesia “reale”, quella cioè che l’autore riesce a scrivere.

D - Ci racconti come operi concretamente in Ritratti per realizzare queste esigenze?

R - “Ritratti di poesia” non si occupa di queste differenti idee sulle modalità di fare poesia in quanto è un osservatorio sulla poesia contemporanea. Accoglie quindi, e deve farlo, tutte le diverse modalità, nel pieno rispetto della “biodiversità” poetica, che considero comunque una ricchezza culturale. La manifestazione, tuttavia, tende a far interagire le diverse espressioni artistiche, perché credo che l’affermazione dell’arte come momento fondamentale dell'evoluzione sociale e culturale di una civiltà passi anche per questo dialogo tra le diverse espressioni artistiche. Sono convinto peraltro che l’interazione possa rivitalizzare la poesia e aprire nuovi spiragli per il futuro.

D -A Trieste hai fatto qualche anticipazione circa la prossima edizione di Ritratti?

R- Nessuna anticipazione sulla prossima edizione di Ritratti. Preferisco sempre che chi ci segue scopra il programma quando viene reso pubblico.

(Fernanda Mancini)
 
A Trieste Vincenzo Mascolo ha letto alcune sue poesie, tra cui questa:
​IL CIELO DELLA MIA CITTA’  (e di tutte le cose visibili e invisibili)

​XII

Amo il rarefarsi della notte
e il risvegliarsi muto degli eventi,
amo il suono impercettibile del cosmo,
il separarsi occulto delle cose
in atomi e molecole, frammenti
della materia che si ricompone,
sostanza indivisibile del tempo.

Così,
di particelle infinitesime d’inchiostro
amo il turbinare che trasforma
la dura concrezione del silenzio
in altro spazio, in una nuova
forma, pulviscolo di corpi luminosi
che passano attraversano i sentieri
delle città, i reticoli del tempo,
chiarore ineludibile del giorno,
sostanza incorruttibile,
poesia.



              Vincenzo Mascolo, LABORATORIO DI POESIA                    “L’OMBRA DELLE PAROLE”
8 MARZO 2017


Parlare della propria scrittura credo sia sempre difficile. Per me lo è sicuramente, perché i dubbi sulla qualità poetica del mio lavoronon mi abbandonano mai, suggerendomiun pudore che ostacola la condivisione pubblica del suo humus e dei tentativi di poetica. Il timore di non essere in possesso di un apparato teorico adeguato, la pauradi cadere nella trappola dell’autoreferenzialità, la scelta di pubblicare con misura per evitare il rischio di ripetermi inutilmente e la convinzione che i testi possano essere più esplicativi di ogni dissertazione, poi, mi inducono a una presenza particolarmente prudente. Seguo però con interesse ogni riflessione sulla poesia contemporanea perché credo sia necessario un rinnovamento eun superamento delle modalità attuali, che sembrano entrate in una fase di stagnazione. Non so dire quali possano essere le strade da percorrere, né quale sia la destinazione da raggiungere. Avverto, tuttavia, la necessità di una trasformazione, l’esigenza di una poesia che abbia una maggiore ampiezza di sguardo, che sia più energica verbalmente e più attenta al valore semantico della parola.

Prova a muoversi in questa direzione la mia poesia, che corre parallelamente alla ricerca di conoscenza alla quale mi dedico da tempo. Ne è, anzi, strumento privilegiato perché contribuisce in modo rilevanteal lavoro di scavo nella realtà, personale e del mondo circostante, di cui quella ricerca si nutre. Inevitabili le interazioni e le reciproche influenze tra scrittura poetica e studio della conoscenza. Così gli aspetti strettamente letterari e stilistici assumono un minore rilievoe, affrancato da codici, canoni e altri orpelli, mi sento libero di scrivere utilizzando registri diversi, combinando io e non-io, ordinario e sublime (per usare una terminologia cara a Adam Zagajewski), materia e spirito, scienza e umanesimo, forma chiusa e verso libero, rima e prosa. La mia ricerca, del resto, tende a ridurre a unità il duale nel quale siamo immersi.E la poesia che ne scaturisce non può non rappresentare questa volontà di unificazione, che cerco di esprimere restituendo centralità al significato,in un (difficile) equilibrio tra pensiero, etica e estetica. Anche il linguaggio è parte di questa idea: lo immagino asciutto, terso, essenziale e denso, lontano da stilemi e arcaismi, quotidiano, ma comunque in grado di restituire quella musicalità alla quale, secondo me, anche il verso libero e quello prosastico non dovrebbero mai rinunciare. Un linguaggio improntato alla chiarezza, che possa sostenere anche testi molto discorsivi e, nel contempo, permettere al significato di essere il protagonista del testo.



La poesia di Umberto Saba da cui il titolo degli incontri triestini curati dall'Editore Samuele     
    
  TRIESTE di Umberto Saba

     "Ho attraversato tutta la città.

Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
 
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,                                              
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva."


LINK:
http://www.fondazioneterzopilastro.it/comunicati/ritratti_poesia_2017/)

http://www.samueleeditore.it/una-scontrosa-grazia-vincenzo-mascolo-foto/